
Il giornalino della scuola primaria di Lierna
DICEMBRE 2007 anno 13 n.1

TeleThon e la scuola di Lierna
Su TeleThon gli alunni raccontano
gemellaggio - Italia/Cuba:
La campestre
INTERVISTA A NONNO LIVIO STROPENI (Lierna)E A BERTA HASA(Albania)
A cura Dei Fantastici 14

Quali sono i piatti tradizionali di Lierna e dell’Albania ?
NONNO LIVIO: - Un piatto invernale tipico del nostro lago
è la “polenta uncia”: si fa cuocere della farina di mais
in acqua bollente salata per circa mezz’ora, rigirando continuamente,
poi la si mette in una grande terrina a strati con “furmagel”
a pezzetti, un formaggio tipico di Somana, Olcio, Lierna, fatto con latte
magro; sopra si versa una grande quantità di burro fuso in cui è
stato cotto dell’aglio. I commensali, seduti attorno al tavolo, pescano
dalla terrina col cucchiaio i bocconi di polenta. E’ un cibo pesante,
non bisogna prendere freddo dopo averlo mangiato.
Gli agoni, i “misultit”, sono pesci del lago che vengono pescati
a giugno con una piccola rete, poi puliti delle interiora, salati, messi
a seccare al sole, appesi a un trapezio di legno. Quando sono seccati si
mettono in contenitori rotondi di legno o di latta, con un peso sopra, esce
un olio che poi si butta. A ottobre, novembre si cuociono sulla brace, si
condiscono con olio e aceto e si mangiano assieme a polenta fredda.
Un altro piatto invernale è la trippa, la “büsecca”,
intestino di vitello, di mucca cotto a lungo in acqua con patate, carote,
cipolle, fagioli.
Un piatto povero era il “paradell”: farina bianca mescolata
con poca acqua e sale, fritta nell’olio. Adesso che siamo diventati
ricchi ci mettiamo anche uovo e zucchero, ma ai tempi era il modo più
semplice di rimediare un pasto.
Buonissimo è il risotto con i fagioli: si cuoce il riso nell’acqua
di cottura dei fagioli, è scura e densa; quando il riso è
cotto si aggiungono i fagioli.
BERTA: in Albania , al nord, si usano tante verdure. Si usa tanto la pasta
fresca, fatta in casa, condita con sugo di pomodoro.
Un piatto tipico sono le patate con carne al forno: si fa bollire carne
di vitello o di pecora, si cuociono per 15 minuti in forno patate a cubetti,
con erbe aromatiche, cipolle e brodo di cottura della carne; poi sopra si
mette la carne prima bollita e si cuoce per altri 10 minuti.
Un altro piatto buonissimo si ottiene con carne di pecora o di gallina bollita,
si sbattono delle uova intere con yogurt, poco burro, due cucchiai di farina
bianca; questa salsa si versa sopra la carne e la si mette in forno per
mezz’ora.
Il 14 marzo c’è una festa dove si preparano dei dolci di farina
di mais macinata fine, burro fresco fuso, albumi, zucchero a velo, si mescola
tutto a lungo, finchè l’impasto non si attacca alle mani, se
ne fanno delle palline e le si mette sulla piastra del forno molto calda;
in dieci minuti cuociono.
Anche noi usiamo la trippa, anche con la frittata.
Il riso con le castagne è tipico delle zone di montagna.
“Ferghess” è il porro cotto adagio in acqua, con carne
trita e pomodori .
Il pesce di mare è comune al sud, si cuoce in forno con alloro, rosmarino,
pomodoro, aglio, olio.
Con che attrezzatura si cucinava?
LIVIO: le pentole erano tutte di rame. C’era il “culdiröö”,
cioè il paiolo per la polenta.
La “ramina”era grande, bassa e serviva per tenere al fresco
il latte appena munto, lo si teneva nel casello dove scorreva l’acqua,
per due o tre giorni, poi con un mestolo si toglieva la panna e, quando
era in quantità sufficiente,la si usava per fare il burro, la si
metteva in un recipiente di legno chiamato “penagia”, lì
la panna veniva sbattuta con un pestello di legno, quindi si trasformava
in burro. C’era la “ padela di büroll”, per abbrustolire
le castagne sulla fiamma del camino. La “segia” era il secchio
di legno per dar da bere alle mucche, conteneva venti litri.
Si cuocevano i cibi sul camino o sulla stufa a legna. Ma la legna più
bella , tagliata nei boschi d’inverno, quando le piante non sono in
vegetazione, veniva venduta, arrivavano a Grumo i muli a caricarla o era
trasportata a Lecco con dei barconi. In casa si bruciavano le sterpaglie.
BERTA.
Anche da noi le pentole erano di rame, i cibi erano più buoni cotti
lì dentro, usavamo la stufa a legna, il camino, anche il forno per
il pane.
C’era un vestito tradizionale?
NONNO
LIVIO: Un costume vero e proprio nei paesi sul lago non c’era . Le
donne usavano delle sottane lunghe, nere, un corpetto scuro. Quando si sposavano
gli uomini indossavano il “vestì de spus”, pantaloni
, giacca e cravatta scuri, camicia bianca e quel vestito durava per tutta
la vita. Quando morivano lo indossavano per l’ultima volta. Le donne
come abito di matrimonio avevano un vestito marrone o nero per poterlo usare
in altre occasioni.
I bambini per la comunione e la cresima mettevano un vestito più
bello del solito, però ereditato da fratelli e cugini .
Le scarpe ai ragazzi venivano comprate a Mandello o a Lecco, peccato però
che per farle durare tanti anni si compravano di parecchi numeri più
grandi, così quando finalmente erano giuste per il piede ormai erano
finite.
BERTA:
In Albania ci sono diversi costumi tradizionali, diversi zona per zona:
hanno una gonna scura, un vestito bianco, largo, un gilè colorato
e ricamato con fili preziosi, un velo che richiama i colori del gilè.
Fino a che anno andavate a scuola?
LIVIO:
Fino al 1943 l’obbligo arrivava fino alla quarta elementare. La scuola
aveva due sole aule, una sopra la chiesa e l’altra nell’edificio
di fronte alla Casa dell’Anziano. Il bagno era un locale fuori, dove
adesso c’è la grotta della Madonna, senza acqua, la carta igienica
erano dei quadretti di carta di giornale.
Come attrezzatura avevamo il lapis, la cannuccia col pennino da intingere
nell’inchiostro, poca carta assorbente, la gomma, pochi pastelli,
un quaderno a righe e uno a quadretti, il sillabario, consumato, perché
veniva passato ai fratelli e ai cugini. Se macchiavamo il quaderno di inchiostro
il maestro Crispi ci prendeva per un orecchio e ci faceva portare all’asilo
( dove adesso c’è l’oratorio), per farci vergognare,
Le materie principali erano l’italiano, la matematica, la storia (
soprattutto la prima guerra mondiale, la guerra d’Africa…),
geografia, ma non si studiavano paesi fuori d’Europa.
Mi piaceva leggere, prendevo di nascosto a mia mamma dei romanzi, se lei
si accorgeva mi dava scapaccioni, perché diceva che non erano adatti
a me. Avevo una brutta scrittura e il maestro mi permetteva di scrivere
in stampatello. Chi era mancino prendeva tante bacchettate sulle mani, c’era
anche il modo di dire “El ve giò del manzin” per indicare
una persona poco capace.
Avevamo una divisa nera, il sabato ci facevano marciare, come soldati.
BERTA:
Fino al 1991 in Albania c’è stata per quarantacinque anni la
dittatura, a scuola la divisa era importante: grembiule nero con colletto
bianco; ogni mattino si cantava l’inno nazionale, in ogni canzone
si esaltava Enver Hoxha, il presidente della repubblica di allora; non si
poteva parlare, dire il proprio pensiero. Fino alla terza media la scuola
era obbligatoria e gratuita .Usavamo calamaio e penna, i libri erano di
proprietà della scuola, andavano restituiti. I programmi erano molto
semplici. Una volta al mese con la scuola andavamo al cinema. C’erano
spettacoli di burattini, conoscevamo “ Pinocchio”.
Aiutavate i vostri genitori?
LIVIO:
I papà erano contadini, durante l’estate tagliavano l’erba
per le mucche, doveva essere rigirata con le forche per farla seccare, dai
bambini di otto, nove anni. Ci mette due giorni a seccare, poi va trasportata
in cascina con la “ berla”, un gerlo molto più grande
e leggero del normale. Solo che le porte delle cascine erano più
strette della berla, così si doveva scaricare il fieno e portarlo
dentro a braccia,non vi dico che fatica!
BERTA:
Nelle zone agricole c’erano le cooperative e lì si aiutavano
i grandi; in città invece no, perché i genitori lavoravano
in fabbrica.
Con cosa giocavate?
LIVIO:
Settanta anni fa i bambini di famiglia benestante avevano il cavallino di
cartapesta, con rotelline , con uno spago lo si tirava dietro, ma sulle
strade acciottolate cadeva. Avevamo un cerchione di ferro di bicicletta
, senza copertone, da far correre sulla strada spingendolo con una bacchetta
di ferro, faceva un rumore infernale e le nonne si arrabbiavano: buttavano
giù dalla finestra secchiate d’acqua! Giocavamo tanto a giochi
semplici che non richiedono niente: a nascondino, a bandiera, a rialzo…Però
il tempo per giocare era poco, dovevamo aiutare i genitori e fare i compiti.
BERTA:
Per terra dipingevamo dei rettangoli affiancati, lanciavamo un sasso nei
vari rettangoli e con un piede solo saltavamo per prendere il sasso. Giocavamo
a nascondino, a palla. C’erano giocattoli moderni e a Natale qualcosa
ci arrivava sempre.
Come erano le case?
LIVIO:
Con pochi mobili di legno. I letti avevano materassi di crine, i bambini
nella culla avevano il materassino di foglie di granturco. Le coperte erano
di lana e spesso erano militari, portate a casa dopo aver terminato il servizio
militare. Le nonne filavano la lana di pecora col fuso o con l’ “asp.”In
cucina c’era la stufa a legna ma le camere erano fredde, nel letto,
per riscaldare le lenzuola si metteva il “ prete”, un attrezzo
che sollevava le lenzuola e le coperte e che conteneva lo scaldino con la
brace, o anche mattoni scaldati nel forno.
BERTA:
Avevamo la tele in bianco e nero, le case erano semplici, ma complete; importante
era il salotto con dei grandi divani, perché in Albania usa molto
l’ospitalità, ricevere in visita parenti e amici. Materassi
lenzuola, coperte e piumoni erano di cotone, prodotto dalle nostre piantagioni
e dalle nostre fabbriche. Per riscaldare avevamo la stufa a legna.